02/02/2010
Se denunciare il pizzo da "coraggio" diventasse "prassi"...
IO NON MAFIO
di Giovanni Marinetti
«La criminalità organizzata influenza nel Mezzogiorno l’economia di mercato in modo diretto e indiretto. Nel primo caso, trasformandosi in impresa, nel secondo, invece, condizionando il mercato mediante fenomeni di intermediazione parassitaria e predatoria o pratiche complementari con l’economia legale. Ciò genera, ovviamente, maggiori costi per la collettività e per le singole attività produttive in particolare».
«La criminalità organizzata, in particolare la ‘ndrangheta, utilizza al Nord, e soprattutto in Lombardia, il sistema economico attraverso imprese che, per i legami dell’imprenditore con i gruppi mafiosi, per la provenienza dei capitali utilizzati e per gruppi mafiosi, per la provenienza dei capitali utilizzati e per le modalità operative, possono sicuramente definirsi mafiose»
Da Mafia pulita, di Elio Veltri e Antonio Laudati (Bompiani)
Per Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, è «un grosso passo avanti»; Tano Grasso, della Federazione antiracket italiana, parla di «elemento di rottura» vero e proprio; la Cgil Sicilia la definisce una decisione «storica e coraggiosa».
La giunta di Confindustria estende a livello nazionale ciò che grazie al presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, è già realtà nell’isola: fuori dall’associazione chi non denuncia il pizzo. La giunta ha approvato varie norme: l’obbligo di denuncia di richiesta di pizzo; espulsione dell’impresa guidata da condannati per mafia con sentenza passata in giudicato o cui siano stati confiscati definitivamente i beni; sospensione delle imprese con sentenze di condanna non passate in giudicato o ancora quando sono in corso procedimenti penali a carico degli amministratori o di soggetti legati all’impresa.
Soprattutto, le nuove norme approvate dalla giunta, obbligano le associazioni territoriali a costituirsi parte civile nei processi in cui sono coinvolte le imprese parte lesa ma anche in quelli in cui le imprese sono imputate. “Obbligo di” come sinonimo di coscienza civile, denuncia come affermazione di legalità che rende sana un’economia.
Il coro di soddisfazione è unanime, tutti concordano sull’importanza di questo passo compiuto da una realtà importante come quella di Confindustria. Giuliano Ferrara però ha dei dubbi. E i suoi dubbi sono un’ombra che liquidare come voce solitaria sarebbe pericoloso. «Il coraggio lo si chiede, o meglio lo si impone ad altri, che in molti casi, per ottemperare alle prescrizioni associative, dovrebbero comportarsi da eroi. (…) Ci sono ancora situazioni nelle quali la lotta per liberare il sistema economico dal cancro mafioso sarà ancora lunga e il peso non può essere messo tutto soltanto sulle spalle delle vittime».
Ecco, la vera sfida è questa: meno poesia e più praticità permetterebbe al coraggio di diventare prassi, alla furberia di diventare meno occulta. E un coro meno compatto ma un dibattito, anche aspro, con più distinguo sarebbe stato utile per evidenziare differenze e ostacoli allo sviluppo di una economia che sia solo sana nelle varie regioni, così da poter ragionare in termini pratici su come fare diventare concreto l’aiuto – non solo inteso come incoraggiamento – per chi vuole denunciare ma ha ancora troppi timori per farlo.
Quando chi denuncia non sarà più un eroe romantico dal destino incerto e a volte tragico, ma eroe della quotidianità con la certezza della giustizia e con uno Stato al suo fianco – sia in termini di sicurezza ed eventualmente anche economico - in ogni momento del suo percorso di ribellione, quello sarà il giorno di un’altra importante vittoria.
Come dice Saviano al Sole24Ore: «contro i clan si vince se la legalità diventa conveniente».
Smantellare alle mafie il giochino dell’infiltrazione nell’economia del paese e dello sfruttamento di essa, in ogni suo più piccolo meccanismo, è togliere a queste organizzazioni buona parte della loro forza. E questa azione deve coinvolgere tutto il territorio nazionale, perché credere che quello dell’economia inquinata dalla mafie sia un problema del Mezzogiorno è una lettura della realtà italiana fatta in malafede. Pronti a festeggiare altre conquiste di libertà, aspettiamo però qualche mese per leggere i primi dati, dal Sud al Nord.
1 febbraio 2010
DA: http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art...
14:23
Scritto da : tonyan1
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22/01/2010
Via Vittorio Emanuele III da eliminare
Incredibilie! A Napoli vi sono ancora strade e piazze intitolate ai massacratori del Sud, ai traditori della Patria e per patria non intendiamo solo quella delle Due Sicilie. Il 9 settembre del 1943 Vittorio Emanuele III di Savoia, con la corte e con Badoglio lasciò Roma, fuggì verso il Sud per imbarcarsi sulla corvetta " Baionetta" lasciando gli italiani nelle mani dei tedeschi. Si generò una guerra civile con morti da ambo le parti, i soldati lasciati allo sbando, senza ordini.Chiediamo al Sindaco di Napoli di cancellare strade e piazze intitolate ai savoia e ai loro servi di regime. Napoli è stata la prima città d'Italia a ribellarsi ai nazisti. Togliete quella statua di Garibaldi dalla piazza della Stazione e innalziamoci un momunento agli eroi del Sud che combatterono la protervia savoiarda, innalziamo monumeti ai nostri grandi uomini del passato.
18:12
Scritto da : tonyan1
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17/01/2010
SI RIUNISCE A NAPOLI IL PARLAMENTO DEL SUD
SI RIUNISCE A NAPOLI IL PARLAMENTO DEL SUD

A 150 anni esatti dalla fine del Regno delle Due Sicilie, si è riunito nell’antica capitale il “Parlamento delle Due Sicilie” con 100 meridionali provenienti dalle antiche province duosiciliane e dagli antichi Sedili Napoletani, con le insegne e i simboli (acqua e terra) delle antiche province (dalla Sicilia a Terra di Lavoro). Il “parlamento” nasce come un’iniziativa di carattere civico-culturale, su spinta del Movimento Neoborbonico, nell’ambito di un dibattito sul Sud e sui suoi numerosi problemi tuttora
irrisolti. Il presidente del Movimento, Gennaro De Crescenzo, spiega (INTERVISTA nel file allegato)
Non si tratta di un movimento politico, e non vuole essere una risposta alla Lega Nord. Per ora si tratta solo di uno stimolo culturale per le istanze del Meridione d’Italia (INTERVISTA nel file allegato).L’attuale dibattito sul nuovo assetto federalistico dello Stato Italiano rende più che mai necessaria e attuale la partecipazione a questo dibattito di meridionali consapevoli, fieri e anche responsabili del loro territorio, delle problematiche e delle potenzialità che esso presenta.
Fonte:Videocomunicazioni
11:55
Scritto da : tonyan1
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