SIMBOLI D’INDIPENDENZA

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Visto che nei messaggi di posta inviati vengono fatte domande,giustamente, anche sulla simbologia e magari perché non usare un leone o come qualcuno ha detto mettere la testa di un mastino napoletano, si vuole ricordare che il cavallo non è quello della Ferrari e che una bandiera e uno stemma devono essere ben radicati storicamente nell’identità di una nazione.
396349221.JPGDetto questo, ribadiamo ancora una volta perché si è scelta tale bandiera colorata. C’è oggi chi sventola con onore la bandiera bianca borbonica del Regno delle Due Sicilie con a centro lo stemma Borbonico e questo è molto giusto perché richiama un passato abbastanza felice del nostro paese e come discendenti di chi combattè per quel regno è doveroso avere una tale importante bandiera a casa, ma non è adattabile al presente e ad un futuro prossimo se si pensa alla costituzione di un nuovo, moderno stato; ognuno ha diritto di pensare come meglio crede per le sue idee, per una restaurazione storica non c’è bandiera migliore, colui che scrive ha da tre anni ‘a Bannera fuori dal balcone e c’è chi l’ha in casa a mò di arazzo o almeno qualche gagliardetto, ma non si addice ad uno stato di nuova costituzione in quanto in campo bianco è disegnato lo stemma della Real Casa di Borbone e nessun discendente di tale casa professa un ristabilimento di uno stato ‘duosiciliano’ e per questo motivo si è studiata quella con tre strisce orizzontali di eguale misura di colore bianco, rosso e giallo; studiata, perché non sono colori a caso, molte compagini politiche e culturali li usano e il nostro significato è che il bianco stà per la storica bandiera delle Due Sicilie, il rosso e il giallo sono colori di origine aragonese e che costituiscono i colori della maggior parte dei gonfaloni della nostra nazione, sia che rappresentino comuni, province o regioni e quindi di facile identificazione da parte del popolo napolitano.886716702.JPG Sono orizzontali perché nessun colore prevale sull’altro, infatti partono tutti e tre dall’asta e cioè lo spirito del popolo e non come quella italiana che stabilisce all’asta il verde, che è il colore identificativo del nord. Sembrano tante sciocchezze, ma le bandiere di tutti gli stati vengono formate anche in base a questi criteri.
Tutto questo può essere messo in discussione, la nostra non è un imposizione, ma un’idea da confrontare.

Per quanto riguarda il cavallo rampante si è capito che non tutti ne conoscono il significato, ma partiamo da quello della ‘Rossa’. Il cavallino rampante della Ferrari è un simbolo adottato, infatti Enzo Ferrari, già da prima che andasse via dall’Alfa Romeo in cui era capomeccanico del reparto corse e corridore costituendo l’omonima fabbrica automobilistica era cosciente del fatto che un simbolo è segno di aggregazione e spirito combattivo e cercò di legare la sua macchina ad un simbolo storico di rispetto e così visitò la madre di Francesco Baracca a cui chiese se poteva usare il cavallino rampante nero che il pilota usava come simbolo sul suo aeroplano, sul cui colore esatto esiste un piccolo mistero. Sembra infatti accertato che il colore originario del cavallino fosse il rosso, tratto per inversione dallo stemma del 2° Reggimento ‘Piemonte Reale Cavalleria’ di cui l’asso romagnolo faceva parte, e che il più famoso colore nero fu invece adottato in segno di lutto dai suoi compagni di squadriglia solo dopo la morte di Baracca.
Meno conosciuto è il fatto che anche la Ducati utilizzò il cavallino rampante (pressoché identico a quello della Ferrari) sulle proprie moto dal 1956/57 al 1960/61. Il marchio fu scelto dal celebre progettista della Ducati Fabio Taglioni che era nato a Lugo di Romagna come Baracca.
L’attuale 9° Stormo Caccia dell’Aeronautica Militare, con sede a Grazzanise(CE), porta il suo nome ed emblema, che è anche presente negli stemmi dei Gruppi Caccia 10° e12°, mentre è presente a colori invertiti (cavallino bianco in campo nero) negli stemmi del 4° Stormo e del 9° Gruppo Caccia.
Anche la cittadina di Randazzo in provincia di Catania decanta un cavallo rampante come simbolo nonostante adotti da secoli il leone rampante.

2122340179.pngPochi sanno che l’emblema della Provincia di Napoli è il cavallo rampante, ma da dove ha copiato? Dalla Ferrari o da Baracca? Da nessuno dei due, ma dalla storia napolitana.
Il cavallo rampante insieme alla triscele, sono i simboli dell’ex Regno delle Due Sicilie e precisamente la triscele rappresenta la Sicilia e il cavallo rappresenta il napoletano, chi è duosiciliano questo lo sa benissimo, ma non tutti sanno il perché.
Come oggi le grandi città sono divise in municipalità, così in passato Napoli era divisa in ‘Sedili’o ‘Seggi’, ognuno dei quali aveva un suo stemma identificativo, e il Seggio del Nilo aveva un cavallo rampante nero in campo d’orato e poi vi era una maestosa statua in bronzo di un cavallo sfrenato che simboleggiava il Seggio di Capuana e quindi l’impetuosità di Napoli.

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Nel periodo del Comune Autonomo di Napoli(1251-1254), gli Svevi con Manfredi prima e con Corrado insieme ai saraceni poi, non riescono ad espugnare la città, simbolo d’indipendenza in cui da tutto il napoletano correvano a rifugiarsi, ma poi l’imperatore promette, in caso di resa, l’incolumità dei cittadini e il mantenimento di alcuni privilegi; promessa mantenuta ma la sua ira si scaglia contro le cose, tra cui la distruzione della statua del cavallo di bronzo la cui testa viene conservata nel palazzo dei conti di Maddaloni e la restante parte del corpo viene fusa per fabbricare campane. Lo stemma dell’intrepido Sedile di Capuana viene cambiato con un cavallo, frenato nell’impeto, di colore oro in campo azzurro. (vedi anche http://www.nobili-napoletani.it/sedili_di_Napoli.htm )

C’è chi suppone che un cavallo rampante bianco in campo azzurro sia potuto esistere come stemma della Napoli ducale, ma non ci sono al momento prove che avvalorino questa tesi, ma è accertato storicamente che il simbolo di Napoli è il cavallo rampante e che ha simboleggiato tutta l’Italia meridionale per svariati secoli e per questo, nel dare un simbolo alla Napolitania si è indicato il cavallo a rappresentare l’identità nazionale, anche se un giglio otterrebbe lo stesso effetto, ma potrebbe indurre ad equivoci e malintesi, allora si è pensato di ornare la testa del cavallo da una corona di tre gigli richiamando il fiero periodo borbonico.

Il cavallo è simbolo di battaglia, ma anche di libertà per cui un cavallo bianco indica una battaglia giusta(la purezza del bianco) per la libertà del popolo Napolitano.
Come detto sopra, tutto questo può essere oggetto di un civile scambio di opinioni, e comunque le cose che appaiono nuove sono un poco come le canzoni: alla prima uscita non si comprendono bene, poi a risentirle si incomincia a piacere la melodia e dopo ancora si comprendono le parole. Diamo tempo al tempo.
Si spera di essere stati esaurienti alle vostre domande critiche, aspettiamo suggerimenti costruttivi.

VIVA LA NAPOLITANIA!! VIVA IL POPOLO NAPOLITANO!!

1507943336.PNGIndipendentisti Napolitani

SIMBOLI D’INDIPENDENZAultima modifica: 2008-08-27T14:58:00+00:00da tonyan1
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6 pensieri su “SIMBOLI D’INDIPENDENZA

  1. Cari amici, sono di Bacoli (Na), precisamente di Baia; perdonatemi ma sono un po’ confuso sui vostri giudizi storici: anche il Lazio, le Marche, l’Umbria, gli Abruzzi sono territori che furono aggregati al Regno d’Italia ma a tutt’oggi non presentano quei problemi di mala amministrazione, povertà, sporcizia, disoccupazione, criminalità che vengono ascritti alle conseguenze dell’annessione. Quindi a mio avviso è difficile credere che “è stata tutta colpa dei piemontesi” se oggi abbiamo questi problemi. Inoltre, già a Sud non “abbiamo” il senso dello Stato, poi andiamo in giro raccontando anche che l’Italia è un governo illegittimo e…allora il gioco è fatto: anarchia totale. Perdonatemi, ma non riesco a seguirvi nei vostri ragionamenti; ed inoltre, come giustificare che Napoli è stata l’unica città del dopoguerra ad avere un sindaco “sabaudo”(Achille Lauro), un giornale monarchico a grande tiratura (il “Roma”), una percentuale di voti plebiscitari per i Savoia (mi sembra addirittura > 70%). Comunque, senza polemizzare, essendo un amante delle bandiere, mi piace la vostra bandiera bianca-rossa-gialla. PS: sul Castello di Baia c’è un grande stemma borbonico in marmo saccarino bellissimo. Salutoni dal mio comune flegreo.

  2. Caro Luca Schiavo,

    Abruzzo era una parte della Napolitania mio amico. E ‘l’ex Regno di Napoli. E ‘vero che la Lazio è stata invasa così come Marche e Umbria, ma pezzi originali sono state rubate dal Regno di Napoli. Anche il loro tesoro è stato rubato. E ‘stato il regno più ricco d’Italia e uno dei più forti in Europa. Dopo l’unificazione, Camorristi e mi piacerebbe assumere mafiosi sono stati utilizzati per controllare il popolo conquistato nel corso di un periodo di disordini e di guerra tra il 1860 e il 1870, quando l’imposta era stata sollevata scandalosamente alti, rendendo la vita insopportabile per i meridionali, in quanto avevano portato via la loro terra come punizione per la protezione di tasse. Molte donne e bambini sono stati uccisi, violentata, e mai puniti. Tu hai capito, questa è la ragione per l’autonomia, per riscrivere storie sbagliate.

    (in case my Italian is unbearable)

    Abruzzi was a part of Napolitania my friend. It is the former Kingdom of Naples. It’s true that Lazio was invaded as well as Marche and Umbria, but factory parts have been stolen from the Kingdom of naples. Also their treasury was robbed. It was the richest kingdom in Italy and one of the strongest in Europe. After the unification, Camorrista and I’d assume Mafioso were used to control the conquered people during a period of civil unrest and war between 1860 and 1870, when the taxes had been raised abusively high, making life for the Southerners unbearable, since they had taken away their land as punishment for protecting taxes. Many women and children were killed, raped, and never punished. You you understand, this is the reason for autonomy, to rewrite histories wrong.

  3. Vorrei ricordare al sig Schiavo che il retaggio storico del famigerato risorgimento ha lacerato il tessuto politico, economico, sociale del nostro sud, direi quasi in modo irreversibile. Numerosi furono gli episodi storici i quali descrivono la vile aggressione di uno stato piemontese finalizzata alla rapina per risanare la sua economia distrutta gestita da una politica non certo lungimirante e dotata di buon senso, interessi che s’ intrecciano con i poteri massoni, e con quelli della corona d’ inghilterra. I casi sono tanti, dai massacri finalizzati alla pulzia etnica, alle stupide teorie razziste del Lombroso, allo smantellamento di tutta l’ industria del sud ( la 3° in europa) in favore dei crescenti stabilimenti del regno di sardegna, alla diaspora, ecc. Ora ne parliamo in qualità di fatti storici, ma se dovessimo rivivere tutto l’ orrore, l’ angoscia e l’ umiliazione che la nostra gente ha subito allora e che continua a subire, parleremo con cognizione di causa. Tutto ciò ci fa capire che siamo e che continueremo ad essere sempre una colonia del nord. Credo che sia ora di agire: dal piccolo nasce il grande. W il sud!

  4. Caro Raimondo, frequentando gli ambienti meridionalisti (vetero- o neo- che fossero) ho captato un’altra origine del simbolo presente sul Sedile di Napoli.
    La storia risale a Carlo I d’Angiò il quale si trovò a passare per una masseria in cui era aggiogato un bel cavallo al lavoro di macinatura del grano.
    Il sovrano, che apprezzava particolarmente gli equini, fermò il corteo reale presso la macina e scese dal suo destriero dicendo: “Questo animale è troppo nobile per fare un lavoro da somaro” quindi, con un solo fendente di spada, gli tagliò i finimenti.
    Il cavallo, appena liberato (forse anche perchè impressionato dalla repentina azione del sovrano), si impennò nitrendo ed il re vide, in in questo gesto istintivo, un simbolo di libertà da associare al proprio regno.
    Credo che questa versione, per quanto non ampiamente accettata, sia molto più qualificante del comunemente citato simbolo “ciuccio”.
    Saluti e buona indipendenza…
    AlexFocus

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