Il Brigantaggio: la guerra sociale dei contadini meridionali

Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti”. Antonio Gramsci in L’Ordine Nuovo, 1920“)

Tutti avrete in questi mesi sentito parlare di Garibaldi e delle celebrazioni per l’anniversario della sua nascita. Secondo la retorica del patriottismo risorgimentale più becero e ripugnante Garibaldi viene dipinto come un grande eroe e il Risorgimento come una stagione di grande rinascita civile e nazionale. Addirittura si girano le fiction romantiche su Garibaldi e i garibaldini intrepidi eroi. Si nasconde la realtà, si ignora la storia, si ritorna indietro nell’interpretazione dei fatti storici e cosa peggiore, si commette il crimine di procedere ad una divulgazione della storia falsa e interessata. Si butta a mare tutta l’interpretazione innovativa e demistificante del Risorgimento di colossi del pensiero come Gramsci e altri storici ed intellettuali come Gobetti o Dorso (è da notare che da una parte si celebra a livello istituzionale anche Gramsci, presentato come uno dei pilastri della “cultura nazionale” , dall’altra le sue idee restano lettera morta). Abbiamo dovuto assistere all’indecente ritorno in Italia dei Savoia, che si sono resi protagonisti delle pagine più vergognose della storia d’Italia, come la repressione nei confronti del brigantaggio, appunto, la prima guerra mondiale o l’ascesa del fascismo. Chi è stato veramente Garibaldi, cos’è stato il Risorgimento, quali erano le cause del brigantaggio? Ricordo ancora delle novelle di Giovanni Verga lette alle scuole medie sull’arrivo dei garibaldini in Sicilia. Con immagini di grande realismo si raccontavano qui gli episodi di insurrezione dei contadini, convinti che finalmente fosse arrivata la rivoluzione, contro i sorprusi dei signorotti locali. Ai moti seguì invece una feroce repressione, attuata da quello stesso esercito che si presentava come un’armata di liberatori venuta a punire finalmente chi soggiogava da secoli la classe contadina; per i contadini ci furono solo la prigione e le fucilazioni sommarie. Molti di coloro che poi divennero capi briganti si erano schierati all’inizio con la “rivoluzione borghese”. Lo stesso Crocco si era prima arruolato nell’esercito borbonico, aveva ucciso un commilitone nel 1850 e aveva disertato per evitare la forca. Dieci anni dopo si aggregò a un gruppo di patrioti lucani insorti per iniziativa di alcuni borghesi di Rionero. l nuovo esercito di liberatori disilluse subito le promesse di distribuire le terre confiscate del demanio ai contadini poveri. Furono “i galantuomini” cioè i proprietari terrieri, ad avvantaggiarsi delle concessioni dei demani. Le occupazioni delle terre e le rivolte contro la borghesia locale vennero represse nel sangue. A Bronte, in Sicilia, Nino Bixio si rese protagonista della prima fucilazione di massa di contadini. Dopo l’unificazione il sud fu saccheggiato dalla monarchia sabauda. Le rendite pubbliche e i beni ecclesiastici furono presto privatizzati e venduti a chi aveva le liquidità disponibili per l’acquisto. Si introdussero tasse per il popolo che sotto i borboni non ne aveva mai pagate. Fu introdotta la leva obbligatoria per due anni, che sottraeva i contadini dalle loro famiglie e dalla necessità del lavoro nei campi. Il nuovo governo che nel 1861 prese le redini del potere era l’espressione della borghesia, quella Destra storica che affrontò la questione meridionale con un patto di alleanza fra i ricchi possidenti del Nord e i proprietari terrieri del Sud, eludendo la promessa della tanto agognata riforma agraria che doveva destinare la terra ai contadini. La realtà apparve ben presto in tutte le sue sfaccettature negative per il popolo: le strutture economiche e sociali rimasero immutate mentre faceva capolino un nuovo nemico agli occhi delle masse di diseredati. Col nuovo stato unitario le condizioni di vita dei contadini meridionali peggiorarono drasticamente. In questo si concretizzò il tanto decantato “Risorgimento” per le classi subalterne del sud, nella miseria e nell’oppressione! In questa situazione era naturale una rivalutazione del regime borbonico. La rivolta che interessò tutto il sud e che è passata alla storia come “brigantaggio” all’inizio si connoterà come un moto insurrezionale in appoggio di Francesco II, che quest’ultimo cercherà di manovrare con l’invio di ufficiali e truppe reclutate nello stato Vaticano, ma con scarsi risultati. La sollecitazione borbonica non fu quindi la causa, ma bensì l’effetto di quella guerra sociale che avrebbe poi insanguinato tutto il sud. Il brigantaggio si connoterà come la protesta violenta e disperata dei contadini del Meridione contro il nuovo oppressore identificato nel regno sabaudo. Si può dire che questo fenomeno rappresenti uno dei più alti episodi in cui si è manifestata la lotta di classe nel sud, e che lascerà una traccia indelebile nella cultura e nella coscienza dei contadini meridionali; nell’immaginario collettivo dei contadini i briganti diventeranno quasi figure eroiche e ammantate dalla leggenda. “Brigante” era un termine di origine francese ed aveva una connotazione dispregiativa. Con esso si identificarono tutti quei contadini che si ribellarono ai nuovi oppressori imbracciando le armi e dandosi alla macchia. La rivolta sociale nel sud assumerà i contorni di una vera e propria rivoluzione sociale, una guerra di liberazione contro gli invasori piemontesi e la borghesia rurale del sud che era passata a schierarsi con lo stato unitario. I primi nuclei di briganti sorsero già nell’arco del 1861 in tutte le province del sud compiendo le prime incursioni contro i proprietari terrieri passati alla causa unitaria, contro gli archivi municipali custodi dei documenti di usurpazione dei demani, contro la Guardia Nazionale, per impossessarsi delle armi necessarie alla lotta. Sorsero bande brigantesche ovunque: alle prime che si svilupparono nel Melfese capitanate da colui che diventerà il capo-brigante più famoso, ovvero Carmine Donatelli detto Crocco , poi si aggiunsero le rivolte in Terra di Lavoro capeggiate da Chiavone, da Giovanni Piccioni nell’Ascolano da Centrillo nelle Mainarde . La prima fase viene considerata dagli studiosi quella del brigantaggio “politico”. Francesco II si avvalse di un generale spagnolo Josè Borjes, per dare un’organizzazione tattico-militare alle bande con la prospettiva di formare un unico esercito. Borjes raggiunse Crocco nell’autunno del 1861 e con lui mise in piedi un esercito di oltre mille uomini. Ma l’intenzione di Crocco non era certo quella di obbedire ai dettami di Borjes ma di condurre autonomamente quella che ormai era diventata una guerra dei contadini contro lo stato e la borghesia locale. Dopo alcune vittoire Borjes fu catturato e fucilato dai piemontesi. Per contrastare il fenomeno, la politica del governo nazionale riassunse tutta la sua autorità civile e militare nelle mani generale Enrico Cialdini, inviato a Napoli nell’agosto 1861 con poteri eccezionali per affrontare l’emergenza del brigantaggio. Cialdini comandò una dura repressione messa in atto attraverso un sistematico ricorso ad arresti in massa, esecuzioni sommarie, distruzione di casolari e masserie, vaste azioni contro interi centri abitati: fucilazioni sommarie ed incendi di villaggi in cui si rifugiavano i briganti erano all’ordine del giorno, restano tristemente famosi il cannoneggiamento di Mola del 17 febbraio 1861, e gli eccidi di Casalduni e Pontelandolfo, nell’agosto 1861. La vittoria inevitabile dell’esercito piemontese fu il risultato di una carneficina che non risparmiò né uomini, né donne, né vecchi né bambini. I briganti, le loro compagne e i contadini che simpatizzavano per loro furono uccisi ed esposti in macabre messe in scena a titolo d’esempio. Le forze militari impiegate nella lotta al brigantaggio giunsero a contare 120.000 uomini nel 1863, circa la metà dell’intero esercito italiano. Il Parlamento arrivò ad approvare una legge che istituiva, nelle province dichiarate “in stato di brigantaggio”, un vero e proprio regime di guerra con tribunali militari e fucilazioni immediate per chi opponeva resistenza con le armi. Come si organizzavano i briganti per combattere le forze regolari? La tattica era quella del “mordi e fuggi”, tipica della guerriglia: un gruppo piomba dall’alto di una collina o dal folto di un bosco su un reparto isolato, lo stermina e scompare rifugiandosi nei propri accampamenti situati in luoghi alti, selvaggi e facili da sorvegliare. Le bande erano favorite dalla conoscenza del territorio, ricco di grotte e boschi, poco percorso da strade carrozzabili che offre rifugi sicuri e vie di fuga percorribili a piedi e a cavallo. La complicità dei contadini offriva nascondigli insospettabili, cure ai feriti, rifornimenti di armi e viveri, informazioni. Le bande erano impegnate in scorrerie che fruttavano denaro e viveri, in sequestri di possidenti e nelle feroci vendette contro chi tradiva. Le bande potevano essere piccolissime, composte soltanto da pochi individui, e anche moto numerose, fino a 100-150 uomini, perlopiù risultanti dalla riunione relativamente duratura di bande di minori dimensioni. Le grosse bande avevano una struttura di tipo militare e si sforzavano di mantenere buoni rapporti con la popolazione mentre le piccole bande quanto più piccole tanto più facilmente erano composte di ladri e assassini e praticavano il brigantaggio comune. Tutte le bande erano comandate da un capo che si configurava come il più abile, il più energico, il più coraggioso. Accanto a lui stavano uno o più luogotenenti. Il grosso delle bande era costituito da braccianti, cioè contadini salariati esasperati dalla miseria; accanto ad essi lottarono anche ex garibaldini sbandati, ex soldati borbonici e numerose donne, audaci e spietate come gli uomini. Carmine Crocco ci offre l’immagine come ha scritto lo storico inglese Eric Hobsbawm, del “classico Robin Hood che era ed è essenzialmente un contadino in rivolta contro padroni di terre, usurai ed altri rappresentanti di quella che Thomas More chiamava la <<congiura dei ricchi>>”. Sia per l’efficacia delle misure repressive, sia per la stanchezza della popolazione, il brigantaggio fu sconfitto nel giro di pochi anni. Già nel 1865 le bande più importanti erano state isolate e distrutte. Rimasero però i nodi politici e sociali che avevano originato il fenomeno. Le cause del malcontento erano legate principalmente alla mancata realizzazione delle secolari aspirazioni contadine alla proprietà della terra. La divisione delle terre demaniali(ossia delle terre pubbliche di origine demaniale o comunale) fu portata avanti con scarsa incisività, senza che fosse affrontato il problema delle usurpazioni compiute dai grandi proprietari, né quello dell’abolizione degli usi civici, i tradizionali diritti di cui i contadini godevano sulle terre comuni. Da allora nacquero i nodi irrisolti di quella che verrà chiamata la “questione meridionale”. Il brigantaggio fa parte della nostra storia, e ricordare quei tragici avvenimenti è giusto e necessario. Esso rappresenta una parte importante della memoria collettiva e della cultura delle classi subalterne del Meridione. Fu uno di quegli eventi in cui si espresse la rabbia sociale e la volontà di riscatto delle popolazioni del sud. E forse è per questo che i giovani di oggi continuano a leggere le storie dei briganti, a ripercorrere i luoghi delle loro imprese a cantare le loro canzoni di rivolta e di libertà…

Testi di riferimento

  • E i contadini … presero il fucile! – progetto memoria e antifascismo. Bianca Bracci Torsi – Enzo di Brango
  • Uomini e Storia – Giardina Sabatucci Vidotto.
  • Storia del Brigantaggio dopo l’Unità – F. Molfese
  • Storia d’Italia – Dennis Mack Smith
  • Come divenni brigante – autobiografia di Carmine Donatelli
  • Il Brigantaggio fu solo guerra dei poveri – Marco Lambertini
  • L’uomo del sud – Alarico Gattia
  • Brigantaggio – Wikipedia

da: http://images.google.it/imgres?imgurl=http://bp0.blogger.com/_PTFNsuFQAD0/Rsx1SiVkUVI/AAAAAAAAAE0/1tHKps5z5rg/s320/Brigante%2Bdonna%2BMichelina%2BDe%2BCesare.jpg&imgrefurl=http://leucodermis.blogspot.com/2007/08/il-brigantaggio-la-guerra-sociale-dei.html&usg=__p89K5Ebm1yjLNFVUOWKB4vkobOU=&h=320&w=209&sz=16&hl=it&start=43&um=1&tbnid=AKEyG90DiKNmGM:&tbnh=118&tbnw=77&prev=/images%3Fq%3Dbriganti%2Bmeridionali%26ndsp%3D20%26hl%3Dit%26rlz%3D1T4GGLR_it%26sa%3DN%26start%3D40%26um%3D1

Il Brigantaggio: la guerra sociale dei contadini meridionaliultima modifica: 2009-10-20T10:33:00+02:00da tonyan1
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2 pensieri su “Il Brigantaggio: la guerra sociale dei contadini meridionali

  1. noi meridionali non abbiamo nulla da festeggiare per i 150 dall’unità d’italia. Siamo stati depredati e sfruttati nel peggiore dei modi da gente rozza che non merita stima e rispetto. La storia del brigantaggio, del perchè sia nato e soffocato nel sangue dovrebbe essere divulgata alla popolazione del sud affinchè possa prendere coscienza del suo reale valore e non sentirsi invece inferiore come è sempre avvenuto dall’unità.

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