L’Unità precede il Risorgimento

Il Corriere Della Sera 31 agosto 2009

L’Unità precede il Risorgimento

Galasso: la coscienza italiana ha 8 secoli. Ritornano gli scritti dello storico napoletano, attuali in vista del centocinquantenario.

Antonio Carioti

A chi contesta la validità del con­cetto di Mezzogiorno, affer­mando che l’Italia del Sud è una realtà molto diversificata, Giuseppe Galasso replica che esso ha un radicamento storico di lunga durata, risa­lente al Medioevo. Aggiunge però che la distinzione di antica data tra Nord e Sud non implica affatto una distanza incolma­bile, poiché già otto secoli fa vi era la co­scienza diffusa di una comune identità italiana. La sua posizione può apparire “inattua­le ” di fronte alle crescenti spinte localisti­che, ma s’inserisce tempestivamente nel­le discussioni sui 150 anni dell’Unità d’Ita­lia: un dibattito cui lo storico napoletano porta il suo contributo con la ripubblica­zione aggiornata di vari scritti, raccolti in due volumi. Il primo s’intitola Medioevo euro-mediterraneo e Mezzogiorno d’Ita­lia da Giustiniano a Federico II (Laterza).

Ed esplora le remote radici del problema: “Il dualismo tra il Nord e il Sud,osser­va Galasso,si consolida tra XI e XIII se­colo. C’è un fortissimo sviluppo delle zo­ne centro-settentrionali e l’Italia dei Co­muni diventa una grande potenza econo­mica, conquista un primato europeo de­stinato a durare quattro secoli, mentre il Mezzogiorno assume una posizione su­balterna. Il fatto che vi siano due Italie non significa tuttavia che si tratti di due nazioni estranee fra loro, perché al con­trario esse formano un sistema unitario chiaramente riconoscibile, costruito su funzioni diverse ma complementari. Il Nord conosce una grande fioritura mer­cantile, mentre il Sud sviluppa una voca­zione agricola. Solo quando il nostro Pae­se perde l’egemonia economica in Euro­pa, a partire dalla seconda metà del Cin­quecento, si allenta l’integrazione tra Nord e Sud. La distanza è maggiore per qualche verso tra Seicento e Ottocento che tra XI e XVI secolo”. Però il legame, precisa Galasso, non viene mai meno: “Nel 1848, quando anco­ra l’Unità era lontana, Cavour scrisse che sotto il profilo economico l’Italia andava “considerata come un solo Paese”. E an­che oggi un Nord senza il Mezzogiorno non sarebbe più forte, ma più debole sot­to ogni profilo. Nei fatti l’Italia esiste dal Medioevo. La nostra identità nazionale non è stata inventata nel Risorgimento. È il contrario: il moto unitario dell’Ottocen­to è stato prodotto dall’esistenza plurise­colare di una nazionalità italiana”. La passione risorgimentale di Galasso non lo rende affatto disattento ai caratteri tipici del Sud. Tant’è vero che il suo secon­do volume (uscito originariamente nel 1982) è dedicato proprio alla specificità an­tropologico- culturale del Mezzogiorno.

Ma s’intitola “L’altra Europa” (Guida) per chiarire subito che l’autore inquadra salda­mente la peculiarità meridionale nel con­testo della storia europea. Galasso non ama la teoria del “pensie­ro meridiano”, secondo la quale il Sud sa­rebbe depositario di una civiltà alternati­va alla modernità occidentale: “È una vi­sione contraddetta dai fatti. Non è affatto vero che il Sud sia immobile, fermo a un mitico pensiero meridiano. Chi pensa al Mezzogiorno di oggi come a quello del 1860 commette un errore mastodontico: esso presenta molti aspetti di modernità economica, anche industriale, indiscutibi­le. Del resto, i meridionali, quando emi­grano, non vanno in cerca di ambienti ru­rali, ma si addensano nelle grandi metro­poli, quanto di più opposto vi sia al pen­siero meridiano. Adesso alcuni sostenito­ri di questa teoria, costretti a ripensarla, cercano una conciliazione tra meridiani­tà e modernità. Ma sono solo esercizi ver­bali”. Invece studiosi anglosassoni, come Ed­ward Banfield e Robert Putnam, indivi­duano nel “familismo amorale” o nella carenza di senso civico la chiave della que­stione meridionale. Ma non convincono Galasso: “Io ho voluto fare opera di stori­co e i miei volumi di cui si parla sono, in­fatti, tessuti di saggi e ricerche di caratte­re assolutamente e del tutto storico, e lo si vede subito dai loro indici e relativi ar­gomenti. Proprio la storia porta a osserva­re che il particolarismo e la mancanza di una forte religione civile sono in gran par­te un segno distintivo di tutta l’Italia, non solo del Sud. In effetti, questi autori man­cano di senso storico: immobilizzano una realtà che ha conosciuto fasi e vicen­de diverse e presenta tuttora una grande varietà di vita materiale e morale, la cui complessità non è riconducibile a un sin­golo fattore. Non si può estrarre una sola carta, per quanto im­portante, dal mazzo del­la storia e usarla per spiegare tutto”. D’altronde tempo fa si riteneva ormai in via di superamento la que­stione meridionale: “Un errore clamoroso, commenta Galasso, frutto di una illusione comprovata col fatto che per alcuni anni il Sud aveva su­perato il Nord in quanto a crescita del Pil e delle esportazioni. Coloro che allora esaltavano le virtù di un Mezzogiorno lan­ciato sulla via dello sviluppo, liberato dal­le pastoie dell’ideologia meridionalista, sono spesso gli stessi che ora levano alte lamentazioni sulle difficoltà del Sud”.

Un nuovo rischio si affaccia all’orizzon­te? “Temo una segregazione politica del­la questione meridionale, per molti versi già in atto. Si stanziano dei fondi per il Sud, magari si propone di creare una nuova agenzia che se ne occupi, ma il tut­to è visto come un problema settoriale e locale, al di fuori dei suoi nessi in Italia e in Europa. Invece bisogna che l’indirizzo politico generale, pensato su scala nazio­nale, contempli anche le esigenze del Mezzogiorno. Il migliore meridionali­smo è sempre stato attento anche al ca­rattere nazionale della questione meri­dionale. E oggi non può non guardare al­la ’questione settentrionale’, al pericolo cioè che l’Italia intera rimanga indietro ri­spetto all’Europa, se non cura una sua ul­teriore e ampia modernizzazione e un re­ale superamento dell’arretratezza meri­dionale, trasformandola da un peso in un fattore di potenziamento generale del Paese ” . Perciò Galasso giudica deleteria l’idea di un partito del Sud: “Il giorno in cui la causa del Mezzogiorno fosse rimessa al­l’iniziativa di un partito regionale, conte­rebbe ancora meno di oggi. Non credo del resto che si possa costituire alcunché di valido assemblando i frammenti etero­genei di partiti vecchi o scomparsi che og­gi agitano la bandiera del Sud. L’esempio della Lega è fuorviante, perché si tratta di una forza nuova, espressione delle regio­ni più ricche e sviluppate. Una cosa è da­re voce ai distretti industriali della Lom­bardia e del Veneto, un’altra è rappresen­tare le aree depresse del Mezzogiorno”.

31 agosto 2009

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L’Unità precede il Risorgimentoultima modifica: 2009-10-20T14:09:00+02:00da tonyan1
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