Dopo 150 anni d’italia unita, Napolitania e Sicilia tra meridionalismo vero e falsi meridionalisti. (Prima parte)

Unità d’italia?

Il 2011 è un anno importante e nevralgico nella linea del tempo per fatti politici, sociali e geopolitici riguardante principalmente lo Stato italiano. Ciò non vuol dire che in altre parti del mondo le cose siano meno importanti (vedasi gli ultimi avvenimenti mediterranei), ma lo sconvolgimento socio-politico previsto per i cittadini italiani sarà senza eguali nella storia, anzi probabilmente, credo che  avrà la stessa proporzione di ciò che accadde 150 anni fa, ma in modo inverso.

OGIJHKUVZ3_Italia prima dell'unità d'italia.jpgSi dice che le bugie hanno le gambe corte e tutto ciò che scaturisce da esse non porta a niente di buono o di duraturo. Il 17 marzo del 2011 le autorità italiane hanno deciso di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia ed è questa una delle più grandi bugie mai raccontate. Diciamo pure che si sono scritti più libri su quest’argomento in quest’ultimo periodo che in 150 anni e la cosa più strabiliante è che la maggior parte di essi descrive l’unità come una prepotente bruttura. Una finta unità.

Bisogna dire, infatti, che il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II viene proclamato re d’Italia, ma non cambia l’ordinale dinastico che lo doveva individuare come primo re del nuovo regno, perché il parlamento che lo dichiarò re era l’ottavo parlamento piemontese e non il primo d’Italia. Non si tratta di un nuovo regno, ma sempre di quello di Sardegna che ha solo cambiato nome. Difatti, lo statuto piemontese viene imposto a tutti i territori conquistati senza cambiare nemmeno una virgola, nemmeno l’articolo 62 che dichiarava il francese lingua ufficiale. I piemontesi impongono a tutte le città occupate di sparare cento colpi di cannone per festeggiare l’evento. Tutte tranne una. Qui viene l’altra anomalia che riguarda quest’evento bugiardo, infatti fu proclamato il regno d’Italia quando ancora si sparava a Civitella del Tronto, roccaforte napolitana che ancora teneva testa ai piemontesi, anche se per pochi giorni ancora, ma ciò non toglie che su questa fortezza sventolasse il vessillo borbonico. (Due Sicilie 1830-1880 pag. 161, di Antonio Pagano, Capone editore)

La cartina raffigurata nell’immagine riporta la parte settentrionale della penisola con la dicitura “Regno d’italia”, ma è falso poichè era sempre Regno di Sardegna e continuò ad esserlo anche dopo la spedizione del pirata Garibaldi. Da ciò che si è detto finora, si evince che non nacque il regno d’Italia, ma fu solo cambiato nome al vecchio regno di Sardegna, una specie di Piemonte allargato a tutta la penisola e che quindi non esisteva di fatto un popolo e una nazione italiana. Questo è confermato dal fatto che non fu un’unione, bensì una conquista militare savoiarda mascherata da insurrezione popolare capeggiata dal ladro e pirata Garibaldi e sostenuta finanziariamente da Cavour. Un’unione o unità si raggiunge quando più parti si mettono insieme di comune accordo, (come successe per la Germania fatta con la diplomazia prussiana), altrimenti è conquista e quindi sottomissione e sfruttamento dei territori occupati. Ci fu infatti, una rivolta dei popoli napolitani, dagli Abruzzi alla Calabria, dalla Puglia alla Campania e alla Basilicata,  che lottarono da patrioti a difesa della loro terra per più di dieci anni.veII.jpg

Qualcuno potrebbe dire che a prescindere del come e del perché, comunque si era arrivati ad unire politicamente l’Italia. Niente di più sbagliato, tanto è vero che nel 1861, oltre a Civitella ancora napolitana, erano fuori lo Stato Pontificio ridotto più o meno all’attuale Lazio, Venezia e il Trentino ancora sotto dominazione austriaca. Quindi se di unione politica vogliamo parlare dobbiamo aspettare anche l’annessione di queste altre terre, per cui dovremmo rimandare i festeggiamenti al 2020 cioè a 150 anni esatti dalla presa di Roma nel 1870. Purtroppo ancora non ci troviamo con il completamento dell’Italia politica perché anche nel 1870 rimanevano fuori Trieste e l’Istria con la Dalmazia, territori che furono conquistati dopo la I Guerra Mondiale nel 1918. Quindi oggi non festeggeremmo nemmeno i cento anni di unità, ma appena 93. Però bisogna dire che la Dalmazia nel 1918 fu consegnata alla nascente Yugoslavia per cui nemmeno allora l’Italia ebbe la sua unità. E c’è da tenere presente anche un’altra cosa e cioè che se si ritiene Italia il Piemonte è da ritenersi Italia anche Nizza e la Savoia, territori precedentemente ceduti  alla Francia e che poco tempo fa hanno festeggiato la loro storica cessione alla Francia, di un secolo e mezzo fa, con manifestazioni di giubilo popolare, quasi a voler ringraziare quella scelta cavurriana a farli diventare francesi anziché italiani.

Un’ altra importante nota da tenere presente è che l’italia appena costituita, non venne riconosciuta a livello internazionale se non dalla sola Inghilterra, che aveva appoggiato e finanziato l’intera operazione. Così fu per vari anni fin dopo la conquista di Roma. Quindi i primi anni d’italiaunita a partire proprio dal 17 marzo 1861 sono stati illegali e ritenuti dall’Europa una occupazione piemontese a tutti gli effetti.

Alla fine del discorso, l’Italia non è mai stata unita e mai lo sarà; l’attuale sistema italia, è una mistificazione che millantatori catalogati hanno cercato e cercano di far passare per cosa vera, sana e giusta e che, se festa ci sarà il 17 marzo 2011, non è altro che il festeggiamento dell’incoronazione di Vittorio Emanuele II di Savoia.

Antonio Iannaccone

Nota – In Piemonte fino al 1861 la lingua italiana, nonostante fosse usato soprattutto il francese e il dialetto piemontese, era già la lingua ufficiale anche se parlata e scritta in modo abbastanza impacciato. Lo Statuto Albertino (art. 62) affermava che la lingua ufficiale del Parlamento dovesse essere l’italiano, ma per il linguaggio e per gli atti pubblici era consentito ufficialmente il francese. Inoltre, nei rapporti diplomatici e tra quelli tra gli Stati preunitari, era stabilito che la lingua ufficiale fosse il francese. Lo Statuto Albertino, all’atto dell’unità, fu applicato in tutti gli altri Stati preunitari, nonostante che l’italiano fosse parlato dal solo 2% dell’intera popolazione.

Antonio Pagano

Quando nel 1798 Carlo Emanuele IV andò in esilio, abdicò a favore del fratello Vittorio Emanuele duca d’Aosta, il quale diventò così anche Vittorio Emanuele I, re di Sardegna. Con la forte influenza napoleonica, la stragrande maggioranza dei piemontesi conosceva e parlava il piemontese, ma la lingua ufficiale diventò il francese. Quindi tutti gli atti erano scritti in francese. Prassi che si portò fino al 1862.

Antonio Iannaccone

Dopo 150 anni d’italia unita, Napolitania e Sicilia tra meridionalismo vero e falsi meridionalisti. (Prima parte)ultima modifica: 2011-02-21T10:39:53+01:00da tonyan1
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